I freni alla ripresa

di Fabio Chiavieri

Il mondo della macchina utensile non si è certo arreso all’ondata virulenta del Covid-19 che ha
messo in ginocchio le economie di tutto il mondo. Certo, il 2020 è stato un anno da dimenticare ma
è altrettanto vero che gli ultimi dati relativi agli ordini di m. u. nel primo semestre 2021 ci dicono
che il comparto è ripartito alla grande. E non basta, per giustificare questo “boom” di ordinativi,
dire che è tutto merito delle agevolazioni del piano Transizione 4.0, perché alla base c’è anche una
netta ripresa del lavoro. Fortunatamente, molti progetti rimasti nel cassetto prima dello scoppio
della pandemia sono stati portati a termine e molti altri sono in fase di definizione. Un clima di
fiducia ideale per lo svolgimento di EMO MILANO 2021, (4-9 ottobre), la mondiale di settore che
sarà il primo appuntamento espositivo internazionale dopo un anno di stop forzato.
Una ripresa, dicevamo, che si presenta solida e, soprattutto, su scala globale: la Cina ha ripreso a
correre, così come gli USA e, sebbene a macchia di leopardo, l’Europa con la sola “strana”
eccezione della Germania il cui indotto manifatturiero risente molto della crisi dell’Automotive.
Un treno in corsa che potrebbe se non deragliare perlomeno rallentare bruscamente a causa di alcuni
ostacoli di non poco conto: difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e il loro aumento
esagerato dei prezzi, e l’aumento dei costi energetici.
Gli espositori intervistati nel nostro speciale EMO sono tutti concordi che da troppi mesi a questa
parte abbiamo assistito all’aumento di prezzo sconsiderato e speculativo delle materie prime che ha
esposto tutte le aziende al rischio di brutte figure con i propri clienti: un freno per assoluto per gli
investimenti futuri. Un innalzamento dei prezzi giustificato con una domanda che supera
abbondantemente l’offerta elemento, quest’ultimo, che a valle peserà sui tempi di consegna dei
prodotti rallentando il processo di ripresa in atto.
Non bastasse il problema delle materie prime, ecco in questi giorni la notizia della stangata in vista
per famiglie e imprese: sulla Borsa elettrica il prezzo medio all’ingrosso della corrente elettrica è
passato dai 38 euro dello scorso anno ai 145, praticamente quadruplicato. Inevitabile a questo punto
per le aziende, il cui margine di guadagno è già stato intaccato dall’aumento dei costi per l’acquisto
di materie prime, bilanciare in parte la situazione aumentando i prezzi di vendita, con buon pace dei
consumi e… della ripresa.

Sfoglia l’edizione completa

Related Posts

L’Ammonitore n.9 dicembre
Sfoglia L’Ammonitore n.5 giugno
L’Ammonitore n.4 maggio