L’importanza dell’inizio

di Fabio Chiavieri

Qual è la maniera migliore per celebrare l’inizio del nuovo anno? In un momento così difficile, in cui sembra impossibile decidere di dare l’abbrivio a un nuovo inizio, fare nuovi investimenti, programmare il futuro, occorre cercare nuovi stimoli. Un maestro buddista dice che “la distanza tra zero e uno è molto più grande di quella tra uno e cento”: in altre parole il primo passo è sempre quello più difficile da fare.

Gli imprenditori che hanno investito in passato, soprattutto coloro che hanno fortemente creduto nel processo di digitalizzazione delle imprese e nell’implementazione sempre più spinta dell’automazione, hanno affrontato meglio il periodo nero dovuto alla pandemia. Anche questa crisi, inaspettata, globale e non causata da spregiudicate speculazioni finanziarie o da fisiologiche dinamiche economiche, ci ha insegnato comunque qualcosa. 

In primis ci ha fatto capire quanto erano vulnerabili le filiere globali andate in tilt nel momento in cui si è arrestata la produzione di componentistica e materie prime nei paesi asiatici. Preso atto di questo occorrerà rendere più affidabili le cosiddette supply chain, dando maggiore spinta al fenomeno di reshoring che potrebbe far tornare in Europa la produzione di prodotti anche a più basso valore aggiunto, dimenticata a favore di una economia industriale basata su prodotti ad alto valore tecnologico – peraltro giustamente se, però, avessimo strutturato il sistema economico-sociale per reggere all’urto. –

Una nuova strada di crescita e sviluppo sostenuta, speriamo, da opportune scelte di politica industriale, si è aperta dunque in epoca post-pandemica. 

Un altro punto importante è la capacità di far coincidere le esigenze delle aziende – sostanzialmente di produttività e qualità – con le risorse umane disponibili. La tecnologia sta facendo sostanziali passi avanti trascinando con sé il concetto di centralità dell’uomo, al quale verranno forniti strumenti per velocizzare e migliorare i propri processi decisionali. Intelligenza artificiale, realtà virtuale e aumentata non sono più concetti astratti, bensì concreti elementi sui quali investire. 

Nello speciale di questo numero de L’Ammonitore incentrato sulla robotica, tra i pilastri di Industria 4.0, abbiamo voluto mettere in evidenza come il robot e il cobot da semplici comprimari sono diventati protagonisti di moltissimi processi produttivi in svariati ambiti industriali, implementando queste tecnologie innovative che oltre a migliorare l’efficienza e l’efficacia dei processi, migliorano l’operatività e il processo decisionale delle persone che lavorano in fabbrica. 

IN QUESTO NUMERO

Lo stato dell’arte dei robot industriali
Intervista a Marco Corradini di Sicutool
Anteprima open house digital DMG MORI 

ammonitore gennaio/febbraio

Related Posts

EFIM presenta un progetto dedicato alla robotica industriale
Sfoglia L’Ammonitore n.6 luglio
Anima
Anima – Due aziende su tre in ripresa nel 2021