Se la Green Economy diventa un business

In nome dell’economia anche l’ambiente può trarre beneficio.

Il buon senso indurrebbe a fare una semplice riflessione: ma se il prezzo del petrolio cala, non dovrebbe costare meno anche l’energia? Visto che le aziende lamentano margini di guadagno sempre più risicati, questo aspetto non dovrebbe ridurre i costi di produzione?

Altro aspetto: perché augurarci un aumento continuo dell’oro nero solo per assorbire un’offerta mondiale abbondante – principale causa del crollo del prezzo – quando la recente conferenza mondiale di Parigi COP21 ha messo l’accento sulla necessità di puntare su energia pulita?

Considerazioni intelligenti, ma altrettanto ingenue. Di fronte a nuove legislazioni in materia di ambiente ed efficienza energetica che verranno varate in molte parti del mondo, si contrappongono le manovre per rilanciare il consumo di petrolio e salvaguardare gli ingenti investimenti in nuove tecnologie di estrazione fatti nel recente passato. Basti pensare che un Paese come l’Iran ha rinunciato ai suoi programmi sul nucleare – per motivi leciti o bellicosi – pur di entrare nel grande giro dei produttori di greggio. Si calcola, infatti, che il paese degli Ayatollah raggiungerà una produzione complessiva di 4 milioni di barili al giorno.

Il mondo, insomma, sta per essere inondato da una grande onda nera di cui vorrebbe, e potrebbe, farne a meno. Eppure, in nome dell’economia, anche l’ambiente potrebbe trarre vantaggio. La sola Cina – che più di tutti gli altri ha sostenuto i consumi di petrolio con la sua crescita esponenziale – dovrà fare investimenti per 2,7 trilioni di dollari in energia pulita da qui al 2030, se vorrà rispettare gli impegni presi.

Una lotta di potere per alcuni e di sopravvivenza per altri: ecco lo scenario che ci attende.

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