VORREMMO PRODURRE IN ITALIA E PER L’ITALIA!

A noi stanno a cuore l’avvenire di questo Paese e gli interessi veri degli italiani. Con le nostre modeste capacità vogliamo essere con chi, e non sono pochi, ha l’ambizione di concorrere in maniera positiva ad invertire la deriva economica, civile e politica dell’Italia attuale ed innescare la ripresa, che non è e non potrà essere solo economica.
Cosa possiamo fare in concreto noi imprenditori, con o senza la politica?
Moltissimo, se tutti ci convinciamo che abbiamo un ruolo più che importante: riscoprire il senso e il valore dell’economia civile, quell’economia che ha a cuore l’uomo e la società nel suo divenire.
Chi crea posti di lavoro alle Persone? Chi consente loro di vivere con dignità e di programmarsi un futuro, chi un domani creerà lavoro per i loro figli?
Lo Stato? Ha già molti dipendenti che normalmente per propria missione non generano ricchezza anzi costano.
Spetta a noi imprenditori uscire dall’ambito aziendale e rendersi conto del ruolo sociale che abbiamo il dovere di compiere, perché ogni posto di lavoro creato crea ricchezza economica e civile.
Siamo o no convinti che ogni persona che percepisce uno stipendio è direttamente o indirettamente un nostro cliente?
Cosa fare per mettere in moto questo meccanismo?
Dobbiamo ricondurci a concetti che si esprimono con parole che ormai sembrano aver perso importanza, tanto vengono ripetute e mai poste in atto: innovazione, competitività, internazionalizzazione.
Noi dobbiamo investire su noi stessi e sulla nostra attività specifica, sul coinvolgimento dei collaboratori, sulla loro formazione tecnica e civile, su strutture e prodotti, servizi, macchinari con tanto tanto entusiasmo.
E poi: dove siete Banche? Il discorso non vi tocca?
Dove sei Stato, che ti sento solo quando mi tassi?
Cosa ti inventerai, ancora burocrazia per ostacolarmi?
Da tempo attendiamo riforme volte al cambiamento. Sentiamo la necessità di interventi volti a promuovere politiche industriali favorendo investimenti su ricerca e innovazione, a ridurre i costi del lavoro, a ristabilire il rispetto della legalità, l’efficienza della pubblica amministrazione, ad accorciare i tempi della giustizia civile, a ridurre la pressione fiscale. Non è pensabile sopportare una fiscalità che in termini reali, è ben oltre il 50%! Desidereremmo uno Stato che si fida dei suoi cittadini, liberando gli imprenditori da vincoli ed adempimenti che costano 20 miliardi l’anno e disperdono risorse.
Dobbiamo valorizzare il brand più forte che ci sia nel mondo, il Made in Italy e non lasciare che lo stesso venga svilito; non è più pensabile che il Made in Italy sia relegato a qualche nicchia che essendo tale non può creare più di tanti posti di lavoro. Abbiamo molti buoni esempi da seguire, seguiamoli!
Puntiamo alla qualità, a tecnologie non obsolete, ad offrire con soddisfazione al mercato nazionale ed estero i prodotti che lo stesso domanda… ricerca e sviluppo non devono e non possono essere più argomenti di marketing strategico, oppure orientate all’ottenimento di qualche agevolazione fiscale.
Chi lo merita deve ricevere una mano, perché si possa uscire da questa situazione.
Aziende…. patrimonializzatevi, investite su voi stesse, fate crescere i più meritevoli, mettetevi in gioco! Ne vale la pena.
Ristabilire queste minime condizioni significa permetterci di restare nel nostro Paese, metterci al lavoro liberando energie nuove per ricostruire, perché nella nostra mente conosciamo la direzione da prendere.
Per riuscirci però abbiamo bisogno di un cambiamento ora: non vogliamo il posto di qualcun altro, vogliamo costruire il nostro. Non chiediamo privilegi, solo le condizioni di dignità e flessibilità necessarie a prendere in mano il nostro futuro, quello dei nostri figli e dell’Italia, affinché competenze, formazione e capacità possano essere poste al servizio di un progetto collettivo e condiviso.
Desideriamo cambiare il Paese per non dover cambiare Paese e vogliamo poter restare qui per farlo, per ricostruire l’espressione della nostra imprenditorialità, all’altezza delle nostre aspettative, dei nostri bisogni e delle nostre speranze, di una nuova idea di sviluppo, rispettosa delle persone e dell’ambiente, libera dai dogmi e capace di compiere una vera redistribuzione della ricchezza.
Se riusciremo a credere in noi stessi e nei nostri prodotti anche gli altri ci crederanno e l’Italia sarà vista in maniera diversa dall’attuale.
Dobbiamo metterci in gioco in prima persona, come abbiamo sempre fatto. Il cambiamento parte da noi, dal dare valore al rispetto delle regole, dall’evitare facili scorciatoie e dal comprendere che i comportamenti etici li dobbiamo richiedere a noi stessi, riscoprendo quelle radici che hanno alimentato lo spirito che ha reso grande il nostro tessuto imprenditoriale.
Dobbiamo crescere responsabilmente e civilmente per creare i presupposti per la crescita economica.
Imprenditori, politica, genitori, scuola, vogliamo provarci? O vogliamo solo lamentarci?
Le nostre aziende devono avere un ruolo più incisivo su questi temi perché è nel nostro interesse. Se le aziende cambiano il modo di pensare diventando consapevoli delle scelte che si devono fare (ora!) anche attraverso i propri rappresentanti a livello nazionale …. tutti insieme qualcosa possiamo fare. Anche le Associazioni di categoria debbono ripensarsi in una forma più dinamica, innovativa e con un rinnovato interesse creare rapporti e sinergie che si spingano oltre i confini provinciali e che siano di reale supporto al mondo imprenditoriale.
Dipende da noi e dalla nostra voglia di metterci in gioco.

NOI CON LA NOSTRA AZIENDA

Per scrivere certe cose bisogna crederci e se ci credi vuol dire che hai già messo in pratica quello che affermi.
Possiamo iniziare dicendo che non abbiamo mai fatto un’ora di cassa integrazione. Per affrontare la crisi del 2009 abbiamo ridotto la produzione, abbiamo parcheggiato prodotti a magazzino e ci siamo fatti carico delle perdite derivanti.
Il nostro personale ha mantenuto il suo stipendio. Scelta di politica aziendale nel rispetto dei nostri collaboratori, a tutto vantaggio del nostro ambito territoriale e della nostra azienda. Ma non è solo questo che abbiamo fatto e stiamo facendo. Seguendo i concetti che abbiamo espresso abbiamo continuato ad investire cifre importanti in prodotti innovativi, in ricerche di mercato, in formazione, in macchinari sempre più prestazionali, in personale ed in nuovi stabilimenti e creato altre filiali commerciali all’estero, con perseveranza e grande impegno economico.
Chi investe non guarda alla situazione di oggi, ma soprattutto alle prospettive del Paese.
Fra 2 anni saranno 40 anni dalla nostra nascita, operiamo in un settore altamente competitivo dove non c’è spazio per chi non ha le carte in regola il che significa che ogni risultato te lo devi sudare.
Se possiamo fare della nostra azienda un qualcosa di socialmente utile, vuol dire che si può, si deve e che molti altri lo possono fare, nell’interesse di tutti, nostro, dell’Italia e degli Italiani.

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